El Cico loco

di

Mauro Ferrari

 
-" Dove cazzo sta! Stava qua porca quella puttana! Stava qua!! "-.
El cico loco sbraitava lanciando in aria piatti..cestino del pane....giornali......telefono......vaso.....girando come un ossesso nella cucina a soqquadro cercava l'ultima Diana blu morbida. Ed eccola, scintillante come la dipendenza, materializzarsi sul tavolino unico reduce incolume dal disastro.
-" Eccoti! Fottuta bambina viziata dove credevi di andare?! Eh! Dove cazzo credevi di andare!! ". El cico impazzito strinse forte tra i denti il filtro della sigaretta fino a romperlo; sputò il pezzo per terra, s'accese la paglia prese le chiavi della macchina e uscì. Bologna era deserta, appesantita dal calore infernale muoveva piccoli passi aspettando il fresco della notte. E mentre i bolognesi facevano bagni ai tropici, i turisti e i pochi sfigati rimasti in città facevano la fila nei bar e negli altri locali dove una bibita e l'aria condizionata smorzavano per un po' la tenaglia di quell'Agosto indimenticabile, indimenticato. -" Maamma scusami, se nella meescaliina ho messo troppo latte........"-.
El cico canterino a bordo del gattone sfrecciava diretto alla stazione, mentre intonava allucinazioni sul pezzo " Versi di passione " del fratello socio suo Gruff, che al momento suonava nello stereo della macchina riempiendo l'aria di medio-bassi e crudo romanticismo. La tabaccheria sullo stradone era un porto di mare tra flotte di tedeschi, americani e cinesi all'assalto del souvenir più rappresentativo della vacanza, comitive d'anziani al refrigerio condizionato, mamme con neonati piagnucolosi, e tutti con quell'aria beata di chi mostra di non avere affatto nessuna fretta. A differenza del nostro che parcheggiato in seconda fila entrava adesso a testa bassa nel locale girando su se stesso con gli occhi di pietra fissi nel vuoto in cerca del banco delle sigarette . El cico ballerino sembrava Fred Astaire in un film che non ricordo, si muoveva plastico tra il marasma vagando senza meta, le sigarette ora non erano nemmeno un ricordo, altri mondi, altre galassie nascevano nella testa del cico.
-" Scusi che fa lei qua?"-. La domanda piovve cadendo da qualche pianeta sconosciuto per arrivare dritta sulla faccia di un tedesco immerso tra i cocci; che indispettito rispose senza guardare l'interlocutore e usando una lingua che al cico loco non piacque per niente, gli dava idea di una presa in giro, un raggiro belle e buono per un pollo. -" Guarda che l'ho capito è inutile pure che continui a dire tanto t'ho capito io a te crucco dei miei stivali, altro che codici morse, parole segrete, consonanti al posto di vocali , dittonghi di consonanti, vocali uguali e doppie, eh!eh! Ti Credevi! Ma io non ci casco! Scusi che fa lei qua? "-.
Girato di spalle al tedesco insidiava ora un giapponese intento a calcolare il cambio di valuta lira-yen del prezzo di un vaso in terracotta. Ma anche l'orientale schivo' quel turbine di pazzia tornando a confabulare con la consorte, mentre il nostro fatto e non soddisfatto si avventuro' tra la fila dei fumatori. El cico trottolino girava ininterrotto nel locale urlando un loop di "scusi che fa lei qua!", che ciclico avvolgeva la tabaccheria in un vortice quasi biblico, la pazzia contagiosa. Arrivo' al banco atterrandoci sopra neanche fosse entrato con un deltaplano, parcheggio' i gomiti sul legno umido scivolando di netto tra le tette della cassiera sudata che urlo' come una gallina strozzata. El cico freeclimber poggio' prima un ginocchio poi l'altro rimanendo cosi' sul banco, con gli occhi fissati alle pile di sigarette che ornavano la parete fattaglisi innanzi. Cercando di decifrare le cause che l'avevano spinto sul bancone di un cazzo di tabaccheria su via del Salasso che non sappiamo neanche se esiste, guardava quei pacchetti con l'ira di chi non capisce ma è forse arrivato alla chiave, la chiave di volta di quell'enigma cosi' labirintico che è l'allucinazione. Urlando "Troia, maledetta troia" el cico dopato s'alzo' in piedi e con un tuffo alla Louganis agguanto' tre pacchetti di Diana blu morbide dalla parete-vetrina, posando poi i piedi sopra i mocassini immacolati della cassiera, che gia' in preda all'isterismo scatenatole dal loco, nitriva ora come una cavalla partoriente alimentando l'irrealta' che gia' possedeva il locale. Quando la volante sgommo' davanti alla tabaccheria il gattone con a bordo nessuno era ormai troppo lontano per assistere alla scena di post-pazzia che si presentava all'interno del locale, dove decine di turisti inebetiti si domandavano perche' avessero scelto l'Italia come meta di quelle vacanze d'agosto. La fiamma dell'accendino accarezzo' il tabacco come una mano vogliosa e nella testa del cico i passati dieci minuti erano gia' spariti, assorbiti dal temporale che tempestava i neuroni del nostro, alterando quel sottile meccanismo che governa la realta' fino a renderla cosi' vulnerabile. El cico indown girava ormai senza piu' meta per Bologna contando uno per uno gli scatti del contachilometri, inconsapevole sul da farsi aspettava il momento stabilito per rientrare nel mondo di quella realta' che e' quotidiana quanto lontana dall'uomo e che troppo spesso ci spinge a cercarla dove non c'e'. Per la cronaca narrativa, el cico loco smemorato lascio' il fratello-socio suo Deda un'ora alla stazione di Bologna.
Hermes Scommenta
Beh? E che vuol dire?
Leggersi questo racconto è come mangiarsi la neve, non sa di niente; senti un po' di freddo sulle labbra, ingoi qualche sorso di acqua scongelata e poi la sputi fuori. Non resta nessun sapore, nessun gusto, non stimola nessun senso. Lo stile linguistico che vorrebbe apparire originale usando termini preso dallo slang, lascia il tempo che trova, mentre la trama è di una inconsistenza assoluta. Se proprio si vuol fare un esercizio letterario su questo scritto, consiglio di leggerlo dal basso verso l'alto. Tanto è la stessa cosa. Un po' come leggersi certi spartiti di musica dodecafonica, qualche rumore, qualche assonanza, omofonie e cacofonie, insomma, alla fin fine si tratta di semplici lallazioni, ergo balbettii letterari.