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di Virginia Alba |
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| I rumori, i sapori, gli odori, i bruciori,
i dolori, il canto delle cicale, il telegiornale in TV. La varietà, il calore,
il colore, l'anima. Infilo la chiave nella serratura. Brandisco un pesante
bastone. Abbatto la porta a colpi di ariete perché con la chiave non si
apre e poi anche perché mi piace, dunque seppure la porta si aprisse la
abbatterei comunque! Ma è poi davvero così buono e giusto massacrarci di risate alla vista di lucchetti, chiavi e chiavistelli, porte, portali, portoni, portantine, persiane, rosoni e rosai incastonati entro massicce verande arrabbiate, abbandonate e squallidamente occluse? Oppure siamo noi a doverci ad ogni costo assuefare alla visione degenerante di automobili mai troppo consumate dentro anfiteatri disarmanti nella loro incosciente desolazione? Menzogna? Falsità? Ipocrisia? No! Solo una certa incertezza
di comportamento! Schizofrenia? Dissociazione? No! Solo buona educazione!
L'eclissi è illuminante! La puntura nel braccio è devastante! Non c'è
un'anima che sappia abbassare la testa di fronte al ridicolo e disgustoso
vociare di montature guastate dall'asfalto. Non c'è un'anima comunque! Muovono, contorcono, fanno danzare abusivamente quei pezzi di carne inutili. Inquinano l'aria di fiati carognosi e incrostati. Ma dov'è finito il piacere di oziare tra le quattro mura ammuffite e umidicce di circoli viziosi traboccanti di pensieri peccaminosi? Verbosità incontrollate. Carezze immobilizzate. Getti d'acqua cicatrizzati. Caverne stalattitiche. Respiri ammutoliti e faziosi! Eppure sarebbe veramente una gran cosa riuscire a mantenere ben salda la giarrettiera rossa che spinge verso l'alto il polpaccio stancamente velato. Tuttavia nessuno è mai riuscito a svelare il mistero inconfessabilmente pragmatico della calendula sul viso, del bergamotto sui fianchi, della glicerina tra le dita, della lettura da panca, degli sguardi panciuti, di teste lisce e rosse dagli occhi spinosi. E' già capitato, capita, continuerà a capitare e a decapitare, a sventrare, squartare e scuoiare. Capezzoli di plastica che implorano di essere per una volta creduti. E chi potrebbe mai smentire l'efficienza di una gru impazzita che si va a conficcare tra le cosce di un angelo? Percorro frasi inconsuete con la fretta di chi attende un ritorno, nella tenera freddezza luccicante di accecanti neon azzurrati: tetri cerchi disadorni di latrati in lontananza. Sono perfettamente consapevole delle mie sensazioni cutanee,
ma detesto la volgarità! Piccione investito o verdura spiaccicata? Ciò non toglie che siamo tutti ingenue vittime di questo
devastante e benpensante dinamismo statico di spine sul cranio, di garofani
intrecciati alle caviglie, di zoccoli equini in disequilibrio sorpresi
nella loro abituale extra quotidianità. E poi l'abbandono grigio e maturo dei bisonti innamorati
di donne nude al volante, di pizzi e merletti, di criniere setosamente
morbide e marmoree, di gobbe che si stagliano contro nuvole di cemento
armato...tutto questo è disarmante. Fortemente nauseante. Parimenti dissacrante.
Croci tra le coppie innamorate dinanzi a mari sempre più
salati, cercando gambe inquinate da attorcigliare alle ginocchia piegate,
e poi parrucche smantellate dal mortificante mormorio di un telefono prontamente
seduto. - Vuoi darmi un bacio? Periferie casualmente travestite da stazioni ferroviarie.
La desolazione di un fil di ferro conficcato nella zampa del cane-immondizia.
Suprema paradossalità dei picchi collosi e sudaticci in
simbiosi con antichi feticci fatui e fatiscenti, onniscienti e iridescenti,
squallidi e inquietanti, rotondi e rassicuranti, fecondi e rilassanti.
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| Hermes Scommenta |
| Ottimo esercizio per disarticolare il pensiero. Una lunga e ininterrotta "libera associazione" che farebbe l'in-felicità di qualunque psicoanalista. Il titolo è già di per sè un'ottima introduzione. Una lunga catena di pensieri che si sovrappongono, si sfaldano, si ricompongono, si sfrangiano rivelando una padronanza e una sensibilità della scrittura non comune. C'è una "pervasività" costante e continua di un pensiero che non lascia respirare, una ridondanza che può aprire squarci improvvisi su frammenti di realtà troppo statica. Più che "erutti dal cervello" sembra la danza dei quark nel formare la materia. Da leggere quando le emozioni sono a grado zero. |