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Siamo in tre dentro la casa: lui sta fermo
ad ascoltare la musica con Mr. P, il cane che abbiamo trovato, accucciato
sulle ginocchia; lei piega una sottoveste canticchiando a bassa voce;
e io, che sto facendo finta di leggere, noto la sagoma di una vespa dietro
la tenda. Faccio per dirgli di aprire la finestra per farla uscire, quando
all'improvviso Mr. P scatta e gli squarcia la gola. Il sangue sprizza
e io mi sveglio, soffocando un grido.
La stanza è buia, accanto a me lui dorme tranquillo. Mi rendo conto che
stanno bussando alla porta, dev'essere lei che è andata nel bagno fuori.
"Ma perché bussa?" mi chiedo, agitato. "Perché non entra?" - "Avanti!"
urlo troppo forte, ma nessuno entra. E' logico, dato che lei è andata
via ieri, è partita. "Chi è?" chiedo svegliandomi veramente, sudato fradicio.
Ovunque è pieno di sole, stanno realmente bussando alla porta, è Andrea
che viene a chiamarci per andare al mare. L'estate non è ancora finita.
Di notte facciamo la fila per entrare al Colorado, ma alla fine non paghiamo
perché siamo con Margherita e il suo ragazzo. Il Colorado è uno di quei
posti che se non bevi sembra l'inferno. Io comunque bevo molto, non paghiamo
le consumazioni perché i baristi sono tutti amici o fratelli di Margherita.
Dopo aver bevuto mi diverto.
Più tardi si fa un salto al Planet Hollywood (o Hollywood Planet). Dentro
c'è un uomo che mi colpisce, sui quarant'anni, sta in piedi al bancone
sorseggiando Bud e fumando Assos, porta stivali neri, jeans neri e camicia
nera con i primi quattro bottoni slacciati e una catenina con una grossa
croce d'oro che gli pende sul petto; ha i capelli tirati indietro con
il gel e gli occhi stretti, la mascella squadrata. Ogni tanto scambia
qualche battuta con il barman e sta sempre fermo lì, a volte accenna qualche
movimento ancheggiante seguendo la musica, occhieggia le ragazze e a un
certo punto incrocia anche il mio sguardo e abbozza un sorriso che ricambio,
al che lui annuisce piano in segno di approvazione.
Di giorno, alla luce del sole, uomini simili non se ne vedono. Distolgo
lo sguardo e penso a me seduto su uno sgabello da quasi un'ora con un
bicchiere vuoto in mano. "Ho fame," penso, e mi guardo intorno per dirlo
agli altri, ma sono spariti tutti. Al loro posto c'è un turista inglese
ubriaco che mi dice qualcosa che non capisco. Prima di andare a mangiare
passiamo anche dal Red Bull dove bevo altri due Cuba Libre. Sudo copiosamente.
Abbiamo voglia di pizza ma qua la fanno schifosa, così andiamo a mangiare
hamburger in una tavola calda lì vicino.
Dopo mangiato mi sento male, ho un fortissimo attacco di mal di pancia
e devo correre al bagno che ha la finestra rotta che non si chiude e si
vedono le luci delle discoteche, si sente la musica fortissimo. Mi lavo
la faccia e mi bagno i capelli. Sono quasi le quattro del mattino, ho
una gran voglia di silenzio, mi sta anche passando la sbronza. Torno dagli
altri e cerco di convincere lui a salutarli e tornare a casa.
Alle cinque meno un quarto guido veloce nella notte lungo le strade dell'isola,
perfettamente lucido e un po' inquieto, e una volta a letto rimango sveglio
a lungo. Stasera, a cena con Milton e la sua famiglia, rido spesso, ma
con poca allegria. Dopo il caffè accarezzo il cane Hugo chiacchierando
con la moglie di Milton, e mentre Milton si accende il sigaro mi viene
in mente (chissà per quale motivo) che è molto tempo che non piango.
La conversazione va avanti ma io mi distraggo, non sento più niente. Mentre
Cristina racconta la barzelletta dei porcellini penso all'amore sbagliato.
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