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Sembrava un film di fantascienza.
Tutto iniziò il 14 ottobre del 2012 e l’aria pareva fatta apposta per
essere la scenografia di questo grande evento. Le nuvole basse e nere,
le scariche atmosferiche e quello strano suono che proveniva da tutte
le direzioni. Un suono simile a quello di un vecchio bimotore del XX°
secolo . Inizialmente molto flebile, quasi impercettibile, ma sempre più
forte ed inquietante con il passare delle ore. Furono i bambini i primi
ad intuire che qualcosa stava succedendo. Furono loro che per primi, improvvisamente,
distolsero la loro attenzione da qualsiasi cosa stessero facendo, per
rivolgerla verso il cielo. Con quell’espressione che solo i bambini possono
avere, con un accenno di sorriso curioso ed in attesa di eventi, allo
stesso modo di come da piccoli osservavamo per la prima volta un aquilone.
Ma il rumore, che ad un certo punto raggiunse un livello tale da incutere
terrore, sparì all’improvviso, lasciando il posto ad un silenzio innaturale.
Sembrava che tutto il rumore del mondo si fosse messo ad inseguire questo
suono, sparendo con esso. Tutte le auto si zittirono, i macchinari ed
il frastuono creato dalle immense masse umane per le strade, negli uffici
e nelle fabbriche era svanito allo stesso modo di come svanisce il suono
quando si preme il tasto del “mute” sul telecomando della televisione.
Al contrario di quello che si potrebbe immaginare, non ci furono scene
di panico e dissoluzione della civiltà umana. Anzi, parve un momento di
liberazione. Sembrava che tutti si guardassero con maggiore attenzione,
liberi dall’obbligo di assorbire passivamente ogni tipo di frastuono,
e stanchi di usare parole e suoni ormai svuotati di significato, scoprendo
così in un attimo l’origine della comunicazione: il silenzio. Si aveva
il tempo di pensare senza le colonne sonore delle nostre convenzioni sociali
audiovisive. Certo, le immagini erano le stesse, ma avevano un aspetto
più sincero, erano nude nella loro grandezza come nella loro miseria.
Ad un iniziale smarrimento, si sostituì una tranquilla ricerca dei propri
suoni interiori, e per molti fu enorme lo sconcerto nell’ascoltare il
proprio battito, altri ancora riuscivano addirittura a percepire il flusso
del proprio sangue nelle vene. Per una ragione inspiegabile, ogni volta
che si provava a parlare, si avvertiva come un senso di piacevole pigrizia,
simile a quella che ci avvolge nel risveglio, imponendo dolcemente il
riaddormentarsi, sapendo che quel giorno non è necessario abbandonare
un tale avvolgente torpore. Non era poi così grande la catastrofe.
In fondo la vita quotidiana, al di là della patina di unicità sussurrata
dai grandi mass media e del culto dell’esteriorità, aveva ben poco di
vitale nel senso più alto del termine. La comunicazione tra le persone
era molto fredda, distaccata, in linea con i tempi ed i modi di un mondo
veloce ed asfittico nei sentimenti. Ormai anche le emozioni rientravano
nel concetto di budget e di risorse scarse da allocare. A nulla valevano
i sempre più rari richiami alla spiritualità, alla fratellanza e ad un
salutare scuotimento dall’apatia del proprio vivere. Anche gli eccessi
di alcuni rientravano nelle normali previsioni statistiche, al pari di
un componente difettoso in una catena di montaggio. Nemmeno le scene di
violenza, i truculenti servizi televisivi sugli eccessi delinquenziali,
sulle stragi e sulle macellerie a base di carne umana straziata facevano
effetto.
Era inevitabile che un fatto apocalittico come questo avesse sortito gli
effetti che in genere ci si aspetta quando si legge un libro o si assiste
al momento topico di un film. Ma d’altronde, anche i bambini, con le prime
lettere dell’alfabeto iniziavano ad intuire la tragicità di quell’esistenza
privata del senso del vivere. A nulla valse il campanello d’allarme di
questa situazione, che si mise a trillare violentemente quando alcuni
bambini di otto anni si suicidarono gettandosi a mare con gli Invicta
al collo. Ora tutto sembrava diverso, quasi una nuova era. Nel giro di
un mese dall’avvento del silenzio, quasi tutti avevano imparato a seguire
i ritmi delle immagini e dei gesti, degli abbracci e delle carezze come
dei buffetti e degli spintoni. La violenza fisica esisteva ancora, ma
era diventata quasi una pantomima di quella accompagnata dal suono: un’aggressione
lungo la via di casa diveniva un duetto di mimi che si risolveva in un
nulla di fatto. Quasi che l’impulso alla violenza si affievolisse in una
parodia chapliniana. Tutte le attività umane legate al suono si fermarono,
ma in compenso rifiorirono le arti visive ed i lavori non legati essenzialmente
al suono. L’unico vero dramma lo vissero i non vedenti.
Ma la nuova spinta interiore della gente fece in modo da non abbandonarli
e così i ciechi si trovarono circondati dalla luce e dalla melodia delle
mani, degli abbracci e delle carezze, dei loro cari, come non avrebbero
mai potuto avere in tutta la loro buia vita. Coloro che avevano vissuto
in un mondo di silenzio per la sordità continuarono a vivere come prima,
anzi meglio, poiché il loro linguaggio gestuale divenne oggetto di culto
ed essi i sacerdoti di questa nuova “fede”. Fortunatamente l’enorme sviluppo
dei mezzi informatici ed optoelettronici, consentirono, assieme alla serena
accettazione del nuovo mondo, l’assorbimento di ogni contraccolpo economico
del mondo silenzioso. Certo la più grave perdita la si ebbe nel campo
della musica. Le grandi opere potevano riecheggiare solo nella mente di
chi ebbe la fortuna di udirle in tempo. Qualcuno propose di associare
gli spartiti a segnali luminosi, ma l’idea non ebbe grande seguito.
Eppure il ricordo dei suoni, la nostalgia del bailamme e delle piccole
e grandi fonti sonore, si faceva risentire. Non era cosa rara, ad esempio,
vedere persone assorte alla guida delle loro oramai mute auto e cogliere
nelle loro labbra la mimica del rombo del motore o la disperata quanto
inutile mano sul clacson. Esattamente un anno dopo dall’inizio dell’era
del silenzio, qualcosa accadde, e lo si capì dal fatto che i bambini per
la seconda volta rivolsero l’attenzione verso il cielo: Il suono che la
prima volta parve quello di un aeroplano era tornato.
Stavolta durò pochi minuti, ma accadde qualcosa di diverso. Lentamente,
come un sottofondo, stavano ritornando i suoni del mondo, dapprima lontanissimi
ora stavano lentamente riprendendo tono e vigore. Era come se non volessero
spaventare i loro ascoltatori, evitandogli il terribile shock del ritorno
improvviso.
Non fu difficile ritornare al vecchio mondo dei suoni, nel bene e nel
male. Sono passati molti anni da allora, eppure qualcuno dei bambini di
allora, ormai vecchio, si affaccia ogni tanto alla finestra volgendo il
proprio sguardo verso l’alto in attesa di un silenzio diverso, ma in fondo
uguale: quello dell’eternità.
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