Il momento della verità
di Maya e Macno

Oh, Dea, giusto tu! E' incredibile, sai, quello che mi è successo...

Ora che siamo rimasti soli, a chi se non a me puoi confidare il tuo segreto? Non temere, nulla potrebbe apparirmi incredibile ormai.

Non ne sarei tanto sicuro visto ciò che ti sto per raccontare... ti basti una parola... Cosmeone!

Dovevo aspettarmelo. Riesci sempre a stupirmi con le strane avventure in cui vai a cacciarti. Ma suvvia, non tenermi più a lungo sulle spine...

E' un lucido sogno o una realtà impossibile. O forse la vera realtà come di rado appare ad occhi umani. Tutto è iniziato nel mio letto, quando, desto o addormentato, mi sono visto da altezze sempre maggiori. A velocità vertiginose i miei occhi si allontanavano dalla mia casa, la mia città, il mio pianeta, perdendosi fra le stelle con una progressione inarrestabile e tumultuosa.

Comincio a capire, temo, cosa ti sta accadendo. E anche a te sarà difficile accettare l'idea di comprendere quale è stata la causa di tutto
ciò'. Ma confido nell'energia che ti da il tuo essere, tra gli umani, il solo ad aver osato attraversare certi confini. Sappi che non si può tornare indietro dalle regioni in cui ti ha spinto la tua audace curiosità. Ma continua il tuo racconto...

E infatti questo è motivo di sorpresa e preoccupazione per me.
Ritrovandomi a uscire a precipizio dalle stelle, o almeno questo mi pareva, ad un certo punto mi sono trovato nel vuoto assoluto, come se fossi uscito dal cosmo stesso dopo essere precipitato per una cascata di astri. Non vedevo nulla intorno eppure non ero avvolto dall'oscurità. Ero come circondato da un pallido niente, non scorgevo sorgenti di luce e non ero al buio.

Buio, luce! Sono solo nomi che voi umani date a ciò che fino a quel momento siete riusciti a percepire. E, quando i vostri sensi incontrano
qualcosa che non avete ancora rinchiuso in un cassetto etichettato, andate in crisi. Sono millenni che chiamano anche me con un nome diverso dal mio. Ma a te non è necessario aggrapparti alle parole per spiegarmi, per spiegarti...

Lo so, Dea, ora lo so. Ma non ti puoi stupire se così poco sviluppata,
superficiale e approssimativa è la percezione della realtà negli uomini.
Non è facile capire stando rinchiusi in quella scatola nera con pochi piccoli fori per vedere la luce che sta al di fuori. Non è facile dare un senso alle cose quando di esse ne vedi un'immagine parziale e distorta.

Certamente. Ma la maggior parte si accontenta di prendere per vera quella immagine. Invocano me, ultima Dea rimasta al loro fianco, mi venerano, mi supplicano di accompagnarli, mi abbracciano, convinti di abbracciare quella che non sono. Poveri illusi! Spes mi chiamano, Speranza, ma sinceramente non so cosa significhi.

Eppure tu Dea sai. Tu Sai. Conosci il mondo all'infuori della scatola, sai dei cosmeoni e tutto il resto. Tu sei il bambino che gioca con la scatola, tu ci puoi guardare dentro e vedere un minuscolo popolo brancolare nell'ignoranza, trascinato in scopi e fini piccoli e meschini, creati all'interno della scatola da chi li ha preceduti.
Tu, Dea, sai.

Lo so. Ma tu che non hai creduto alle verità preconfezionate, che hai rinunciato alle pareti protettive della scatola per osservare con i tuoi occhi, che hai osato guardarmi in volto e conoscere intimamente la mia essenza, ora tu attraverso me puoi vedere molto più degli altri uomini.
Altrimenti non staresti qui a parlarmi di cosmeoni.

Eppure Dea, eppure resto confuso e disorientato. Ho visto i cosmeoni, ho visto Te, ho capito e ho trovato altre domande e altri interrogativi.
Eppure, nonostante questo, nonostante tutto, eppure vorrei tanto tornare sulla Terra per vedere se stasera la Juve vince.

Allora non ti rendi conto di essere ormai in una dimensione spazio-temporale completamente diversa a quella a cui sei abituato? Qui e ora puoi vedere la tua squadra giocare quando vuoi, e con un po' di impegno decidere tu il risultato. Però, questi uomini, non hanno niente di meglio a cui pensare che al calcio!

E' strano, lo so, è assurdo. Sono qui, bene non so dove, ti vedo e so eppure continuo a pensare come sempre. Domani devo lavorare, stasera c'è la finale, Sabato mi incontro con questa Laura... insomma avrò viaggiato nel cosmo e all'infuori del cosmo, sarò arrivato a conoscere o intuire cose inimmaginabili e grandiose, eppure guardami, la rete di connessioni neurali che determina i miei desideri resiste anche a questo. Appena scalfita dalla nuova Realtà che oggi ho conosciuto. Come è possibile? Non dovrebbe prendere tutto una prospettiva diversa? Non dovrei finalmente realizzare cosa è sostanza e cosa immagine?
Non capisco, oh Dea, non mi capisco.

Capisco io. Ancora una parte di te fa resistenza a quello che ora sei. Ma è tempo che tu realizzi qual è il prezzo da pagare in cambio della tua nuova condizione. Tutto ciò che chiamavi abitudine, il mondo degli inconsapevolmente folli, non ti appartiene più. Perché hai scelto, con lucidità e consapevolezza, di congiungerti con la tua dea Follia.

Ma non posso! Come faccio ad accettare di cancellare una vita di ricordi per un secondo di consapevolezza? Come faccio a concepire, a solo pensare che il nostro Sole non è altro che una particella di un atomo del tuo corpo? Che l'intera Galassia è una molecola? E tu l'intero Cosmo? E cosa c'è dopo di te? Quanti corpi esistono nel tuo mondo, quanti universi incontri e ti parlano? Quanti cosmeoni esistono fra loro paralleli o indipendenti o intersecanti o correlati?
Ed io? Quanti universi contiene il mio corpo? Quanti universi dormono sotto la mia pelle?
Come è possibile? Ha fine questa folle spirale spaziale?

No. E' questo il punto. Il fine di ogni tuo girare è tornare al punto di partenza. Prova a mettere una mano nell'acqua bollente, poi nel ghiaccio:
la sensazione non ti sembra la stessa? E' questa la prova che gli opposti coincidono. L' infinitamente grande e l'infinitamente piccolo, nello spazio e nel tempo, non sono altro che la stessa cosa. E tu, il più folle tra gli uomini, sei anche il più savio.

Eh no! Non ci siamo! Se tutto torna e va a coincidere, chi sei tu? Chi sono io? Tu sei dea o sei donna, io sono uomo o sono dio? O siamo la stessa cosa? E sono io parte di te o te parte di me? Chi contiene cosa? Chi è chi? Non capisco, non riesco a capire. Non POSSO capire. Ridatemi le mie pantofole!

Aspetta. Per renderti tutto più chiaro mi pare opportuno rivelarti un concetto fondamentale, che per le conseguenze che implica cambierà necessariamente il tuo modo di vedere le cose.
LE LINEE RETTE NON ESISTONO. Sono solo un'astrazione del limitato pensiero umano. Quelle che chiamano rette non sono altro che minuscoli segmenti di enormi linee curve che, come tali, da qualche parte si chiudono su se stesse. Non venitemi a parlare di progresso, o di rapporti di causa ed effetto, non affannatevi a costruire simulacri di rette più diritte possibile. Guardati intorno: la Natura non ha spigoli. E' tutta curve; dolci, morbide, sinuose curve. E tutto ciò che sembra andare avanti non fa altro che ruotare su un'orbita più o meno ellittica. Su questa base, ora puoi trarre da solo le tue conseguenze. Anche le tue pantofole, prima o poi le reincontrerai!

Dea Madre, Natura, Mondo, Universo in cui vivo e di cui faccio parte, tu non puoi giocare con la mia mente. Non può essere il momento ne' il tempo, non può essere l'occasione. Non posso capirti mentre il mio corpo resta inanimato a respirare su un letto terrestre e la mia mente si ritrova a vagare dove non dovrebbe. Io mio ritiro, fammi tornare nel mio mondo di linee rette e corpi finiti. Ho assaggiato l'infinito e ne sono rimasto nauseato. Non fa per me e se anche io fossi un universo e se anche tu fossi un essere che vive in me come io vivo in te, ciò non cambierebbe nulla.
Non sono pronto, non voglio sapere. Credevo di perseguire la conoscenza, sbagliavo. Conoscere significa abbracciare dimensioni che straripano dalle sinapsi umane.
Fammi andare, fammi vivere una vita normale e fammi morire, forse un giorno mi dirai che siamo la stessa cosa e smetterai di piangere per non essere riuscita a convincerti, ma adesso è presto. Un mondo di appuntamenti e doveri mi attende sul mio pianeta, dove vivevo, dove morrò.

Va' pure. Non devi chiedere a me l'autorizzazione per mettere in atto le tue scelte. Le conseguenze sono tutte a tuo carico.
Ah, solo una cosa. Vedi di fare in fretta a chiudere gli occhi, che ho sonno.

AbnormaliA