DESERTO
di AS
| Niente dà la dimensione del trascorrere del
tempo come prendere fra le mani la sabbia del deserto e lasciarla scorrere fra le dita.
Nel deserto non è costante neanche lorizzonte, muta continuamente sotto
leffetto del vento che disfa e crea incessantemente cumuli di sabbia facendo perdere
ogni orientamento. Il deserto non conserva neppure il passato: per quanto uno passi e
ripassi continuamente sulle proprie orme non rimarrà il sentiero che ha tracciato,
spazzato via ben presto dalla sabbia. Ha vagato per lungo tempo in questo deserto, senza
una traccia, un sentiero, una meta. Mai come nella notte del deserto ho sentito il freddo penetrarmi nelle ossa e mai come nel deserto ho sofferto il bruciante calore del sole che al suo zenith ti schiaccia addosso anche la tua ombra. Non solo la fame, la disperazione, la solitudine ma soprattutto di sete si soffre nel deserto. Uno spasmodico desiderio di acqua è richiesto non solo dalla gola che arde ma dagli organi, dai tessuti, dalle cellule fino alle più sottili fibre dellessere che urlano il bisogno del sacro liquido. Rare volte ho trovato qualche pozza fangosa dove potersi abbeverare, una poltiglia melmosa dove poter placare solo per pochi istanti il terribile desiderio. In questo peregrinare ho di rado incontrato qualche anima che vagava nel deserto e lì abbiamo discusso tracciando segni vuoti nellaria. In questo deserto non ho mai potuto vedere il mio volto ma credo di aver avuto sempre la falsa espressione di chi aveva abbondantemente bevuto, con un sorriso tirato, dalla voce sicura e decisa e che ora poteva spiegare la differenza tra duna e duna, i posti migliori per ripararsi, le vie più probabili per uscirne. Ci siamo seduti spesso attorno ad un misero fuocherello per darci lillusione di trovare un debole calore ma è sempre stato tutto vano. Il deserto non dà nulla, non cresce nulla, è sterile, dà solo illusioni e fantasmi che si amplificano sotto lurgenza del bisogno. Alla fine di questo deserto ho trovato un monte, tanto vasto verso lalto quanto esteso in lungo e in largo. Pietra fredda e levigata. Dura come granito. Impossibile da scalare tanto meno da aggirare. Mi sono inginocchiato e ho cominciato a scavare. Mi sono spezzato le unghie, insanguinato le mani, sbucciato le ginocchia e lentamente mi sono inoltrato in questo Moloch dallaspetto terribile. Ora sono allinterno, in un cunicolo che sembra una catacomba; incontro talvolta massi friabili come argilla, altri invece più duri del marmo. Solo un suono in questa tomba: il cuore, il mio cuore. Appoggio le mani sulla pietra illudendomi che il poco calore dei palmi possa renderla più fragile. Ma io so che al di là di questo monte esistono le sorgenti, i fiumi, le acque, le foreste con le infinite forme della vita, con le infinite potenzialità dellesistenza. Per questo non smetterò di scavare. Là potrò unire le mie lacrime alla pioggia, là alle mie grida risponderanno se non altro lo stridio degli uccelli o il gracidare delle rane; là potrò abbeverarmi a sazietà nelle fonti e là potrò finalmente specchiarmi il volto nelle acque chiare e cristalline di una pozza e ritrovare forse la forza del Sorriso. |