CLOACA
di Macno

Colori sbiaditi di pensieri morti.
Si mescolano a macchie di realtā,
nebbie di passate emozioni sciolte nel ricordo di situazioni vissute.


Un rigurgito di attivitā gastrica.
Acidi che corrodono lo stomaco, infiammano la gola,
bolle d'aria che oziano nell'intestino,
nauseanti sapori di una notte nel vomito
La testa che pulsa insonne, gli occhi abbassati, le cellule stanche.
Un affronto alla vita che vuole solo scomparire.

Tornano le immagini. La sera prima, i sorrisi, i bicchieri, le risate, i bicchieri.
La mente che galleggiava nel mare dell'inconsistenza, i pensieri che si slegavano dai nodi della logica, che volavano liberi nel loro mondo etereo.
I movimenti erratici, sbagliati, scollegati.
Tutto per semplici molecole di alcoli che confondono metabolismi di faticosa evoluzione.

Il giorno dopo. Il rigurgito del corpo, la sua ribellione, la protesta dell'organismo.
Uno straccio stanco, rottame, vomito umano.
Il naso intasato, la bocca impastata, l'esofago bruciato.
La parte schifosa della vita.

Il bicchiere come simbolo, il liquido come mezzo.
La disperazione del nulla, lo sbadiglio della noia.

Oppressa da un cuscino di piombo, la mente si lascia masturbare da fantasie contorte.

La cartilagine si deforma, il lobo si tira, l'orecchio si piega.
Un cespuglio di capelli si stiracchia ad un lato.
I tessuti si digeriscono, il padiglione si scioglie, sotto l'occhio annoiato la pelle si lacera, si taglia sul naso e si allarga, si strappa come un pezzo di stoffa.

Si.

Un crepitio molle, la faccia in una smorfia,
il gorgoglio di liquidi interni che si ossidano all'aria.
Scivola via la maschera, il volto č nudo, affoga nel suo sangue.
Non c'č dolore, solo il pulsare stanco delle tempie, il bruciore delle parti interne.

Indifferente al tegumento sfilacciato e afflosciato, sfigurata, scuoiata, sfasciata, la faccia affonda in un mare di sangue che inonda il petto, defluisce lento verso i piedi, gocciola sul pavimento.
Stimolo da vomito.
Succhi gastrici, saliva, cibo digerito e sangue eiaculano dalla bocca come da una fontana.
Sobbalzano con risentini borbottii.
Singhiozzano lenti.
La testa inizia a sciogliersi, gli occhi schizzano fuori, esplodono come bolle di sapone, una informe gelatina organica cola lenta come la cera di una candela rossa.
Il corpo si piega a perversi capricci di molecole aggressive, il cranio rotola scarnificato per terra, rimangono tronco e gambe, che sorreggono come un candelabro lo stoppino della colonna vertebrale.
Sulle lucide piatrelle bianche e nere di cristallo prezioso e prestigioso, un lago di tessuti muscolari, tendini, sangue, tessuto celebrale e altra sostanza molle attende acido nuovo nutrimento.
Il corpo cede, si allarga nella pozzanghera organica, si scioglie nei suoi stessi umori.

Una tranquilla auto digestione.
Mormorii e gorgoglii, sfrigolii e crepitii.
Una sinfonia di suoni citoplasmatici.
La massa perde forma, l'apparenza sparisce.
Tessuti adiposi galleggiano sugli organi sfatti, le ossa stesse inorridiscono e si corrodono sotto il peso della vergogna.
Uno spettacolo indecente, se c'era un'anima se n'č andata da un pezzo.

Dicono che ti riprendi con un bicchiere di latte.

AbnormaliA