| Il senso della vita sta in una metropolitana. Si
nasconde li, un po' rintanato, un po' rincantucciato,
intimidito e intirizzito, un po' rincoglionito, ma è pur
sempre il senso della vita e si trova in una
metropolitana.
Una di quelle belle decadenti, abbastanza sporche e piene
di zombie addormentati che credono di andare a lavorare.
Come quella che mi prendo mattina e pomeriggio, tornando
sempre a casa come un piccione viaggiatore troppo vecchio
per ribellarsi.
E' lì che le cose si capiscono, che il ventre puzzolente
della vita ti appare in tutta la sua potenza, lì il peto
dell'esistenza mostra la sua faccia bella.
E' bello sentire la puzza delle ascelle del dirigente
alla tua destra, l'alito pesante della vecchia davanti a
te, la scoreggia del bambino al centro del vagone, i
capelli sporchi del metallaro conformista.
Io amo tutto questo, specialmente quando il calderone
di odori è intriso di un po' di sano buon smog.
Il fumo di un diesel è l'ideale, ma anche l'alito sporco
della città, il suo naturale odore di fegato putrefatto,
non dispiace.
Non sopporto gli ambientalisti che rompono i coglioni con
il verde e l'aria pulita, che se ne vadano in montagna a
respirarla, la puzza dei vestiti quando torno a casa da
un senso alla serata, l'odore di città unta mi permea
gradevolmente gli abiti, le mani, i capelli, la pelle, le
palle.
Uno sballo, come dicono i giovani d'oggi, che di
rincoglioniture se ne intendono.
Comunque non è di questo che voglio parlare, gli
odori della vita quotidian-metropolitana sono tanti,
piacevolmente fetenti, ma non ti fanno afferrare il senso
della vita.
Al limite aiutano a creare la giusta atmosfera, a
sistemare lo scenario a prepararti la mente per afferrare
il concettone, l'essenza, il biscottone.
Ci vuole qualcosa di più, iniziando dagli occhi, che la
loro parte non se la perdono mai.
Il paesaggio da metropolitana della linea 2 Atm di Milano
è piuttosto vario, purtroppo.
Quei tignosi amministratori locali non hanno mica voluto
fare un bel tunnellone per tutto il tratto, nope, proprio
no, gli stronzi lhanno fatta salire in superficie,
ai bordi della città.
Io devo sempre beccarmi tutto il lato aperto, che è
sempre squallido, certo, ma non può competere con le
mura grigio sporco e bubboso che ci sono sotto.
Quelle si che ti riscaldano il cuore!
In tale uniformità cromatica anche i cartelli sulla
stazione più vicina sono un piacevolmente scontato
diversivo. Ormai li conoscono tutti: 200 metri da una
parte e 700 dall'altra.
Se il treno si fermerà una buona volta in mezzo alla
galleria, io prendo i settecento, una passeggiata fra le
rotaie, i murali sempre uguali, magari anche un topo
morto, sono sempre uno dei piaceri della vita, magari
fumandosi la sigaretta andata a male del marocchino.
Fuori è diverso, ma forse è anche peggio, cioè
più' eccitante.
Fuori si vede tutta via Palmanova, squallida al punto
giusto, e poi i casoni, che piacevolmente accarezzano la
strada, alternando edifici brutti a rutti architettonici,
senza scampo, sempre e comunque, non cambiano nemmeno
colore con le stagioni.
I campi da calcio comunali, poi, sono commoventi.
Sono completamente irriconoscibili fra porte nascoste
nella vegetazione subtropicale, stronzi di cani portati
al pascolo e pattumi vari, tra cui, se si è fortunati,
anche qualche avanzo di pesce avvelenato.
Ogni tanto ci passa della gente, a volte un bambino
solitario col suo corredo di palle bucate, una volta ho
visto uno zingaro cagare sul dischetto del rigore.
Tutto molto bello, e ciò che lo rende piacevolissimo
è il rivederlo ogni giorno, ogni mese, sotto ogni sole.
Molto interessante, si possono fare anche studi fisici
sulla invariabilità del tutto.
Le storie dell'entropia sono tutte baggianate, lì non
cambia mai niente, il disordine massimo è già
raggiunto, di più cè solo la popolazione
batterica delle mutande sporche del Muffa (un amico mio,
noto e nominato per il candore della sua biancheria
intima).
E' l'invariabilità la fiamma che attizza
l'intuizione, che sprona l'ingegno, che incendia la
mente, che mostra la luce e fa risparmiare in bolletta.
L'invariabilità, la ripetitività', la noia e il bel
grigiore da nebbia dicembrina ti fanno palpare le carni
molli del segreto della vita.
Ma non è solo il paesaggio, non è solo la triste
visione e non basta nemmeno l'odore del quotidiano
sprecato e l'iterazione del tutto iterato alla follia.
Sono le persone che ci danno il definitivo calcio in culo
per scavalcare il muro dell'umana ignoranza.
Dalle persone della metropolitana si capisce tutto. Cioè
il necessario.
Le puoi vedere ansimare per trovare un posto a sedere,
sgomitare per sboccare sull'uscita, leggere un libro
senza capirlo, sentire il Walkman a volume patogeno,
sbirciare il giornale degli altri, lamentarsi del caldo
letto appena lasciato, ridere e scherzare senza dire
niente, discutere sul più figo e la più figa, divagare
sulla figa e sulle pompe, abbassare la voce quando tali
parole entrano nel discorso, fissare per la googolesima
volta le smunte pubblicità da metro', occhieggiare le
gambe della bella ragazza in minigonna, guardare il vuoto
credendo di vederci qualcosa, vedere le persone intorno
facendo finta di guardare altro, guardarsi sul vetro
credendo che sia uno specchio, abbracciare le colonnine
di sostegno, meditare sulla vita e il resto.
In metropolitana il numero dei meditatori esistenziali
è esorbitante.
Tutti pensano, rimuginano, comparano e analizzano, tutti
pensano di essere gli unici a farlo, tutti decidono poi
di tornare a casa e di scrivere il rantolante frutto di
tanto spreco neuronale. Come questo.
Alla fine rimane solo da tirare le conclusioni,
aiutati dal tanfo visivo e l'obbrobrio olfattivo, aiutati
dal fatto che per imparare e capire si devono ripetere le
cose, con pazienza, volta dopo volta, e in metropolitana
le azioni si ripetono sempre.
Le conclusioni sono ovvie, il senso della vita è che
non cè senso, questi grumi di cellule che si fan
chiamare uomini e si spacciano per intelligenti
ubbidiscono alle leggi di un branco di cromosomi
tirannici, che subdolamente vogliono preservarsi e
duplicarsi e per farlo nel miglior modo possibile hanno
ben pensato di costruirsi intorno un essere umano.
Un povero pirla, in fondo, che crede di pensare e
ragionare, di poter decidere e fare, di essere
intelligente e persino diverso.
Un pirla astuto, in fondo, che trova sensi e significati
dove non ce ne sono e si inventa attività giuste o
divertenti, godibili e perseguibili.
Si costruisce intorno una società e si fa plasmare
totalmente da essa, contribuisce al lombricone umanitario
e si fa ruminare dallo stesso.
Si mescola alla gente perché lui è la gente e della
gente assorbe tutto, ne diventa parte indistinguibile, ne
è l'essenza, il succo, il liquore del cioccolatino.
Alla fine ha anche il coraggio di rivendicare una sua
propria individualità.
Geniale! Il bello e' che ci crede proprio!
Si pensa diverso e forse anche migliore dei suoi simili.
Quest'uomo è veramente notevole, in fondo era solo
figlio di un gene ma si è convinto di essere figlio di
Dio.
Si è costruito un mondo e una religione, una scienza e
pure una filosofia.
E' da ammirare un tale coacervo di massa citoplasmatica,
quantomeno ha fantasia.
Non per niente, modestamente, io ne faccio parte.
La metropolitana quotidiana me l'ha fatto capire.
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