Notte di San Silvestro, una vecchia automobile
digerisce asfalto e paesaggi desolati. L'autista soffre
al volante, basse pulsazioni di dolore gli carezzano le
tempie, gli rendono insopportabile e distante il punto
d'arrivo, uccidono lentamente la sua volontà e le sue
speranze.
La strada è deserta, cupi fuochi artificiali borbottano
da paesi lontani, feste non viste celebrano il nuovo
anno, gente ignara e prigioniera si scioglie in bottiglie
di spumante. L'uomo alla guida si muove su un mondo di
fossili viventi, sfugge ad un destino primordiale, cerca
altrove spiegazioni e giustificazioni, conquista lenti
chilometri lottando col dolore e le sue radici.
Sulla strada nulla si muove, radi lampioni sorvegliano
inutili. Quando passa l'automobile non possono fermarla o
volgersi a seguirla perdersi all'orizzonte, aspettano
forse il nuovo giorno e il folle rito di nuovi ingorghi
stradali, sempre immobili e immutabili.
L'uomo fugge felice da campi ingrati e costruzioni
ignote, sotterra nel suo inconscio le facce e gli occhi
amati, accelera, ride dell'ignoranza di un popolo cieco e
ormai muto.
La dogana gli si fa incontro, qualche bocca annoiata
chiede documenti e generalità.
L'uomo da, risponde e sta male, la testa gli ondeggia in
un fango liquido di pensieri opposti.
Nel punto di passaggio fra la terra patria e il mondo
straniero la sua mente sembra cedere e implodere. Sembra
una morte, preludio alla rinascita, immagini e ricordi si
scavalcano e si rincorrono fra i suoi neuroni, si fondono
in un unico sordo ronzio doloroso che cresce
d'intensità, gli invade prima il cranio e poi tutto il
corpo fino a farlo cadere stremato dal lungo viaggio fra
il passato e l'ignoto.
Alba di un nuovo anno.
L'uomo e la sua auto hanno ripreso il loro viaggio.
L'aria fredda li frusta e li abbraccia, oppone una labile
resistenza al loro passaggio e poi si lascia trafiggere
impotente e invincibile, signora di ogni spazio e di ogni
tempo, testimone e vittima di ogni movimento. Forse non
conosce confini o territori, ma appare agli occhi del
viaggiatore diversa e più pura, meno inquinata dagli
aliti di uomini mediocri.
L'uomo conquista nuove terre sotto il benevolo sorriso di
un pallido sole invernale. Stanchezza, dolore e ultimi
rimpianti scompaiono dalla sua mente coperta d'euforia.
Una città si sdraia all'orizzonte, addormentata fra
dita di colline protette da veli di neve, i cartelli
stradali annunciano l'arrivo di una nuova civiltà,
sorridendo quasi ai forestieri.
Alle porte della città la strada si restringe, il
traffico si infittisce, nervose automobili schizzano e
schiamazzano alla ricerca di spazi vuoti prima di
rassegnarsi e capitolare lentamente al volere
dell'asfalto.
In poche centinaia di metri il fuggitivo si ritrova
intrappolato fra le lamiere frustrate di decine di
macchine castrate, da un cortile vicino un ultimo
irridente botto gli da il benvenuto.
Il viaggio è finito, l'uomo è arrivato.
|