ABITARE IL TRENO
di Tatlin
| Quando si va nei treni succede sempre una cosa strana. Entrate, vi accomodate a fatica
in uno scompartimento e solo raramente riuscite a parlare con qualcuno. Ci si scambia
poche parole, si prende, forse, in prestito un giornale o un sorso d'acqua gentilmente
offerto e che non restituirete mai più. Per quanto sia breve il viaggio accade però una cosa strana. E succede solo in treno: prima che voi scendiate a destinazione siete estremamente sicuri, più di ogni altra volta nella vita, di avere capito perfettamente di che pasta sono fatti i vostri compagni di viaggio. Vi siete guardati a lungo e furtivamente ma la certezza non è mai stata tanto presente. Non cerchereste mai di incontrare ancora uno solo di quei signori o signorine. Scendete ed avete ribrezzo delle loro mani, fastidio dei loro piedi, rabbia per le loro comuni, comunissime testimonianze di vita e di metereologia. Qualcuno ha puzzato troppo, un altro si è messo a dormire, beato lui, ed ha tentato di uccidervi col suo fiato, la sua bocca semiaperta è stata una minaccia per voi durante tutto il viaggio. E la signora che non vi voleva far fumare? Quali torbidi pensieri vi hanno indotto a scoprirvi assassino, voi che non avete il coraggio di comprarvi un cane da compagnia per paura di vederlo soffrire e morire! E vi siete detto che il corridoio del vagone era troppo frequentato per sequestrare la terribile madama nel cesso e poi accopparla con il fumo di una sigaretta accesa dalla parte del filtro. Una piccola camera a gas, su un treno. Peccato non aver saputo trovare qualcosa di più sottile, degno delle vostre letture e della vostra indiscussa capacità di ironico distruttore del buonsenso. Ma quel pensiero nuovo vi ha dato un brivido quando avete creduto di poter essere un assassino della domenica, lindo e completamente coperto dalla fama e dalla apparenza di uomo socievole e buonissimo. Mai stato scoperto. E' stato un attimo, lo so, lo sapete anche voi che avete girato la faccia per nascondere la smorfia di piacere e avete visto fuori la campagna verde restituirvi alla vostra educata natura di persona per bene. Vi è capitato una volta sola in sorte un vagoncino tutto per voi. Soli, soli nel mondo: è così che vi siete sentito. Avete aperto il giornale, posato il cappotto sul sedile di fronte al vostro, appeso la giacca accanto alla porta di vetro azzurrino. Ecco, così, ora allungate le gambe oltre il necessario, l'importante è che restino stese più di quanto non sarebbe stato lecito fare avendo davanti un signore grosso e terribilmente alto. Vi piace tanto esagerare quando siete soli... Quella volta avete immaginato una stanza come quel treno, una cosa che a farla sarebbe originale davvero. E vi ha fatto tenerezza il pensiero di poter avere lì dentro il cuscino che di solito usate abbracciare la sera. E la luce, e la lampada elettrica calda, caldissima di parole lette, prima di essere spenta. Quella sua grazia termica che vi ascolta respirare e si raffredda mentre i vostri sogni iniziano ad andare... Avete cominciato, voi, grazie a quel silenzio e a quel vuoto, ad abitare il treno. |