VITA METROPOLITANA
di Macno
| Una bava di asfalto sudato avvolge i piedi delle
persone. Bizzarre entità camminanti, buffe nel loro bizzarro ritmico dimenarsi. Sembra impossibile che arto dopo arto riescano a spostarsi. Esercito di gente comune, buoni lavoratori, assonnati dall'alito caldo delle automobili, dalla giornata di lavoro, dal sorriso della confortevole televisione che li attende a casa. Ogni tanto uno inciampa, tradito dalla mandria di piedi, viene travolto e calpestato da decine di ignari impiegati affaccendati affrettati. Quando nessuno poi gli è addosso riesce ad alzarsi, si riaggiusta la giacca, nota che è il caso di ripulirla e si rimette sulla retta via. Il fluido umano segue la dinamica dei liquidi ideali, accelera nei passaggi stretti, rallenta, fra una gomitata e un calcio cortese, dove qualche architetto aveva deciso ci dovesse essere più spazio. Il flusso migratorio si dirama per un frattale di
direzioni, crea altri flussi, rivoli, gocce singole di
sostanza umana, nelle loro sorti inevitabilmente
epigenetiche. Dalla metropolitana alla stazione dei treni, S i l e n z i o s a m e n t e Una bambina cammina felice, lecca un gelato, morde il
ghiacciolo, non si accorge del perfido ribollio
dell'asfalto, viene inghiottita da una Spugna Nera della
palude metropolitana. Scompare lentamente dalla vista,
risucchiata nel marciapiede, fra curiosi versi
soddisfatti viene ingerita dalla affamata creatura. Un passante la guarda distratto immergersi
nell'asfalto e distrattamente medita se e' il caso di
incontrare la Spugna. Un rumore decisamente forte squarcia il cielo, viene ignorato, la coltre di nuvole si apre col rumore di carta lacerata, dall'alto due occhi rossi immensi guardano terribili, illuminano in rosso il mondo sottostante, troppo affaccendato per notare veloci cambiamenti climatici. Uno sguardo fulmineo ed una oziosa coppietta prende fuoco su una panchina, qualcuno si avvicina per riscaldarsi. Ripararla costerà all'Amministrazione cinquecentomilalire. Quando il sole tramonta un nero mantello sporco di
stelle avvolge la città. Un gatto miagola ozioso, amoroso, vizioso. Alla televisione fanno vedere la partita, i netturbini
sperano che nessuno perda, sono stanchi di raccogliere le
membra dei suicidi per strada. Non c'è più religione,
non c'è più morale, pensano, adesso i suicidi
calciofili non si tagliano più le vene, preferiscono
buttarsi dalle finestre. Settecentododici piani di volo
gravitazionale non sono poco, a volte rimbalzano, quando
raggiungono il suolo, ma comunque non ne resta molto. La notte metropolitana è lunga e scivola lenta e
pigra fra fughe di anidride solforosa e complotti alla
diossina. Del timido rossore avvelenato del tramonto
rimane solo la puzza. Lasfalto si rigenera, le ossa
dei bambini inghiottiti di giorno vengono sputate fuori
la notte, i semafori assistono instancabili, Signori
Assoluti della Strada. Governano il traffico, controllano
i flussi metallici del cittadino movimento, dirigono,
impongono, decidono. Un uomo ubriaco barcolla sul marciapiede. La mattina sospira vicina. Si accendono le luci,
automobili iniziano ad invadere ogni strada, sgorgate dal
nulla, sembrano mostri diurni che si rigenerano
quotidianamente. Un'enorme modella di carta sorride orgogliosa del suo nuovo dentifricio ai radicali liberi, la bambina del ghiacciolo ci ride sopra, nella pancia della città ha fatto felice una famiglia di batteri decompositori. |